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Ipotiroidismo: dalla diagnosi alla gestione
Corso FAD ECM per terapisti occupazionali
L'ipotiroidismo è la più comune alterazione funzionale della tiroide. In Italia ne soffrono oltre 3 milioni di persone, soprattutto donne e anziani. La diagnosi però non è sempre semplice, perché i sintomi sono spesso aspecifici e negli anziani la malattia può presentarsi in modo atipico. Anche la terapia con levotiroxina richiede una gestione attenta, per evitare il sovratrattamento e il sottotrattamento e per tenere conto delle interazioni con farmaci di uso comune.
Per questo è fondamentale che gli operatori sanitari abbiano un aggiornamento indipendente e basato sulle prove, in linea con le più recenti linee guida.
Che cosa imparerai seguendo questo corso
Al termine del corso avrai acquisito conoscenze approfondite su epidemiologia, fisiopatologia, cause e manifestazioni cliniche dell'ipotiroidismo. Saprai impostare l'iter diagnostico, gestire la terapia con levotiroxina e valutare quando trattare le forme subcliniche. Il corso affronta anche situazioni particolari: gravidanza, anziano fragile, ipotiroidismo congenito e gestione dopo tiroidectomia. Due scenari clinici ti permetteranno di applicare le conoscenze a casi concreti.
A chi è dedicato questo corso ECM
Questo corso si rivolge a tutti gli operatori sanitari.
Che cosa comprende il corso
Il corso FAD ECM comprende un dossier ricco di riferimenti bibliografici per chi volesse approfondire l'argomento, due casi di pratica clinica con cui cimentarsi e un questionario ECM randomizzato con soglia di superamento al 75% delle risposte corrette, oltre al questionario di gradimento con possibilità di lasciare commenti in aperto sul corso svolto.
Cimentati con un caso del corso
Milano si è svegliata avvolta in una foschia grigia di fine novembre, e Anna ha attraversato la città ancora addormentata per raggiungere lo studio medico, in una via silenziosa a pochi passi dai Navigli.
Anna porta sulle spalle il peso di una stanchezza che nessuna notte di sonno sembra poterle alleviare. A quarantadue anni, quella che un tempo era una donna piena di energia si ritrova a lottare contro una spossatezza costante, una sonnolenza diurna invalidante e un’insolita, ostinata intolleranza al freddo che la costringe a coprirsi anche negli uffici surriscaldati in cui lavorava.
Ma a preoccuparla maggiormente è quel corpo che non riconosce più: “Non capisco cosa mi stia succedendo” confessa al medico quasi sottovoce, intrecciando le dita in grembo. “Negli ultimi sei mesi, nonostante mangi meno e stia attentissima a tutto, la bilancia segna quattro chili in più. È come se il mio corpo remasse contro di me”.
A completare un quadro già frustrante si sono aggiunti una stitichezza ostinata, capelli che si diradano a ciocche lasciando la cute fredda e pallida, e un ciclo mestruale diventato anarchico, che oscilla imprevedibilmente tra mesi di assenza e flussi così abbondanti da prosciugare le sue ultime forze. Nel raccontarlo, la sua voce si incrina: dietro l’elenco dei sintomi c’è la paura, mai detta, che le stia capitando qualcosa di serio per il quale c’è poco da fare.
Il medico raccoglie con calma i tasselli di quel mosaico: “Facciamo un passo alla volta” la rassicura, appoggiando la penna sul tavolo. “Mi dica: in famiglia qualcuno soffre di problemi alla tiroide?”
“Che io sappia l’unica è mia mamma, che da che io ricordi prende una compressa tutti i giorni. Perché? Può c'entrare qualcosa con la mia situazione?”
“Vediamo, procediamo con ordine” risponde il medico che, dopo aver raccolto l’anamnesi, visita la donna. La pressione arteriosa è bassa (100/60 mmHg), la frequenza cardiaca è 56 battiti al minuto. All’esame dell’addome c’è una epatomegalia modesta. La tiroide è palpabile, aumentata di volume... un gozzo di consistenza aumentata e dalla superficie finemente nodulare, seppure non dolente.
“In effetti” dice il medico con le mani ancora sul collo “la tiroide è un po’ ingrossata e questo, insieme a ciò che mi ha raccontato, mi fa pensare a una direzione precisa”.
