Sono le tre di notte e la signora Gilda si sveglia malamente, infastidita da una luce che proviene dal letto: è il marito, il signor Ambrogio, che sta nervosamente sfogliando sullo smartphone le fotografie dei nipotini per evitare di rigirarsi nel letto e disturbarla.
“Non dormi ancora?” gli chiede Gilda.
“Mi dà fastidio la luce, puoi spegnere?”
“Scusa, cara” risponde il marito, “non riesco proprio a prendere sonno. Dormo due ore e poi eccomi qui, con gli occhi sbarrati e i pensieri in testa. Lasciami almeno un po’ di conforto usando il cellulare, non pensavo di darti tanto fastidio…”
“Sei così da quando hai chiuso l’attività, diciamo la verità. Senza lavoro non sei più lo stesso. Altro che la famiglia prima di tutto! Il lavoro, il lavoro! Domani andiamo dal dottore e vediamo se ti può dare un aiutino. Buona notte” replica secca Gilda e si gira dall’altra parte, tirando le coperte a sé.
In effetti, la vita del signor Ambrogio è cambiata radicalmente negli ultimissimi mesi: è infatti andato in pensione, lasciandosi quarantacinque anni di attività da commerciante alle spalle. Sci, biciclette, scarponi da trekking: il suo settore era lo sport, e li aveva fatti passare veramente tutti. Nel suo ruolo era molto attivo, tanto che non erano infrequenti le gite fuori porta, anche di qualche giorno, al fine di accompagnare i clienti più affezionati durante un weekend in montagna per proporgli una nuova attrezzatura o fornire consigli tecnici. Una cosa è sicura: Ambrogio era tra i migliori sulla piazza, almeno nel suo territorio e nel suo lavoro, così come nel suo negozio, ha sempre messo tutta la dedizione possibile.
“Dottore, dia qualcosa a mio marito per dormire, per cortesia” la mattina dopo Gilda prega il medico dopo aver trascinato il marito in ambulatorio in cerca di una soluzione.
Il medico li ha ricevuti nonostante non avessero appuntamento, confidando di potersela sbrigare in dieci, quindici minuti di visita. Eccoli, quindi, ora seduti davanti alla sua scrivania.
“Dottore, la verità è che mia moglie non mi sopporta più… e io non solo passo le ore notturne in uno stato pietoso, ma di giorno non sono più lo stesso. Non sono mai riposato, sono irritabile e mi sento... rimbecillito!” dice Ambrogio, spiegando il suo problema.
Il medico lo guarda, guarda la moglie e, infine, risponde deciso: “Signor Ambrogio, la conosco da tanti anni ormai. So io cosa c’è che non va: ha deciso di punto in bianco di non lavorare più, e nella sua vita non riesce a stabilire un nuovo ritmo. Era troppo abituato a fare cose, essere impegnato, e ora non è capace di godersi la meritata pensione”.
“Gliel’ho detto anch’io ma non mi vuole ascoltare!” esclama Gilda.
“Potrei darle subito una pillolina” dice il medico senza dare peso alle parole della moglie di Ambrogio “ma bisogna andare per gradi. Provi per esempio nel frattempo a farsi della camomilla prima di andare a dormire, giusto mezza tazza così non carica la vescica; niente caffè dopo le quattro, niente alcolici e mi raccomando niente cellulari nelle ore notturne o apparecchi che emettono luce forte: così facendo si compromette ancora di più la possibilità di un buon riposo… anche per la moglie! Invece, per quanto riguarda l’attività fisica, ne fa ancora? Soprattutto per uno sportivo come lei, è fondamentale mantenere un certo grado di movimento, altrimenti il suo corpo non si scarica a sufficienza... Ovviamente la adegui alla sua età, ma non smetta mi raccomando! Infine, se lei è disponibile e visto il tempo che ha a disposizione ora che è in pensione, come le anticipavo le proporrei di non ricorrere ai farmaci ma le consiglierei di iniziare con un approccio scientifico definito di tipo cognitivo-comportamentale”.