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Scompenso cardiaco: dalla diagnosi alla gestione
Corso FAD ECM per infermieri
Seguendo questo corso imparerai a riconoscere e classificare lo scompenso cardiaco nelle diverse forme, a scegliere gli esami più appropriati, a impostare la terapia farmacologica e non farmacologica, a consigliare il paziente su stile di vita e automonitoraggio e a gestire le situazioni di emergenza, dallo scompenso acuto alle forme avanzate.
Cimentati con un caso del corso
Questo inverno è la seconda volta che Adalberto viene ricoverato in ospedale. Anche nei tre anni precedenti almeno una volta all’anno è stato ricoverato.
Il motivo del ricovero e la diagnosi alla dimissione è sempre la stessa: “scompenso cardiaco”.
Anche la domanda che fa Adalberto ai medici quando viene dimesso è sempre la stessa: “Dottore, questa volta sono guarito o mi toccherà tornare qui tra qualche mese perché mi manca di nuovo il fiato?”
La risposta che il medico di turno gli dà non è sempre la stessa, ma la sostanza del messaggio non cambia molto: “Signor Adalberto, adesso sta decisamente meglio, la terapia dovrà continuarla seguendola scrupolosamente a casa e dovremo vederci in ambulatorio per i controlli. Segua le nostre raccomandazioni e la sua situazione cardiocircolatoria dovrebbe stabilizzarsi”.
Fino a quattro anni fa Adalberto, oggi ottantaduenne, non si poteva lamentare della propria salute. In pensione faceva piccoli lavori di manutenzione e di giardinaggio per i vicini di casa. Poi circa quattro anni fa ha iniziato a mancargli il fiato anche durante sforzi moderati, a sentirsi subito stanco e ad avere le caviglie gonfie alla sera. Era andato dal medico e la diagnosi era stata fatta rapidamente: scompenso cardiaco.
